Benvenuti nel mondo degli X-men! 'Xavier's school' è un gioco di blog, ovvero un gioco di ruolo che si svolge su un blog. Ognuno dei membri del blog interpreta un personaggio e, immedesimandosi in lui, scrive sulle pagine del suo diario (il blog) ciò che gli succede e gli altri personaggi, basandosi su quanto scritto, interagiscono con lui. Questo GDB è ambientato nel mondo degli X-Men della Marvel. Ogni persona, ogni fatto descritto qui è puramente casuale. Date sfogo alla fantasia...



*X-MEN*
*STUDENTI*
*CONFRATERNITA*
Irma & John
Irma Twain
John Allerdyce
Warren Worthington

Mystique GDB
Magical Future
The last room
Marauders Time
J-Rock High School
Harlem
Morsmordre gdb
Crystal Tokyo GDB
Dogma GDB
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Settembre 2009.
E' passato un pò di tempo dalla guerra con Magneto e dopo la notizia (vera o falsa che sia) della sua morte nessuno ha più avuto notizie della Confraternita dei Mutanti.
Erik Deavers è ancora sulla sedia a rotelle sperando in una precoce riabilitazione; ha passato a scuola anche le vacanze estive perchè la sua famiglia fu uccisa dall'ultima furia omicida di Magneto.
Dominic Bale ha riacquistato la memoria e tutti i suoi ricordi più importanti ma per una sua decisione e per un vuoto che sente ancora dentro non è voluto tornare insieme a Faith Revel, ancora perdutamente innamorata del ragazzo. I due comunque sono rimasti in buoni rapporti amichevoli.
Irma Twain dopo aver abortito a causa di Warren si è chiusa in se stessa e durante tutta l'estate nessuno ha avuto sue notizie, nemmeno i suoi migliori amici.
Il resto dei ragazzi passano l'esate dai propri familiari o amici: Hikari dai suoi genitori in Giappone; Ramon torna dalla madre in Italia perdonandola per tutto l'accaduto che li aveva divisi; Emilie va in vacanza con suo nonno in Egitto.
Tutti i ragazzi, chi più chi meno, hanno imparato a volersi bene. Ramon e Dominic hanno stretto molta amicizia dopo il viaggio affrontato insieme in Italia: Dominic, infatti, approfittando della partenza di Ramon per Napoli, decide di andare con lui per studiare l'Italiano ed entra in contatto con il folklore e la cultura napoletana, acquisendo grande passione per la pizza. Questa sua decisione lo manda in contrasto col cugino Erik, geloso della sua amicizia con Ramon e deluso per essere stato lasciato da solo allo Xavier.
Alexander Marshall passa l'estate a scuola, con Erik e altri ragazzi, stringendo molta amicizia col biondino ed aiutandolo nelle terapie di riabilitazione.
Samuel Monaghan è nel Kansas, convinto a non voler frequentare lo Xavier School dopo aver assistito alla morte del Samuel Monaghan del futuro, caduto nella missione di salvataggio di Magneto. Nessuno quindi si ricorda di lui, come se non fosse mai esistito, anche se qualcuno sente come un vuoto dentro proprio in corrispondenza dei ricordi in cui dovrebbe esserci Sam. Un pò come leggere un libro con delle pagine mancanti.
I ragazzi si ritrovano tutti a scuola a Settembre, a pochi giorni dall'inizio delle lezioni.
Un altro anno. Altre emozioni. Altre sfide. Altre avvunture.
Un rumore, come un ticchettio alla finestra, nel dormiveglia mi fa sobbalzare sul letto. La mia ombra si palesa contro il muro della camera su cui riflette il pallore lunare. Mi guarda intorno sempre piuttosto assente, i miei capelli sono un groviglio improponibile e indosso, dato il caldo, ho solo una camicia da notte, somigliante più a una sottana che ad altro. Mi guardo intorno, come allarmata, sono sicura di aver sentito un rumore. Ma non c’è nemmeno la mia compagna di stanza in camera, e nessuno può aver bussato, sennò a quest’ora l’avrebbe rifatto. Mi rimetto giù quindi, è buffo come il sonno che sta arrivando provochi la tua immaginazione tanto da farle percepire cose inesistenti. Poggio la guancia sulla parte fresca del cuscino, abbracciandolo e chiudendo gli occhi, rilassandomi al massimo. Ho bisogno di dormire, in realtà non faccio altro ultimamente. Sospiro e mi lascio avvolgere da quella dolce sensazione che viene quando si realizza che abbiamo ancora qualche ora di dormire e il sonno sta per avvolgerci. Ho voglia di fare un bel sogno, pensiamo a qualcosa di positivo.

Incredibile. Vederla così, immobile e perfetta mi da come l’impressione di vedere una statua greca o qualcosa di simile, con quel velo di raso che le copre appena il corpo e il lenzuolo che lo accarezza. La finestra è aperta, che brava Irma, non smettere mai di credere a Peter Pan, vedrai che un giorno lasciando la finestra aperta verrà a prenderti. Non so se stia dormendo o meno.
Il Black Out, è stato solo un diversivo. Non potevo non approfittare questa visita all’istituto per non vederla. E poi dopo Marshall devo calmarmi un po’. Entro silenziosamente lasciando aperta la finestra e mi avvicino pian piano al letto. La guardo dall’alto e non riesco a sorridere, a dire il vero non riesco a fare nessuna espressione, potrei stare ore e ore qui a fissarla senza alcun pensiero in testa. Sento qualcuno muoversi nei corridoi, ma non mi preoccupo, sono troppo impegnati per quel piccolo Black Out creato e per la presenza di Mystica e Psike nella scuola. Le raggiungerò presto. Voglio solo approfittare della mia droga, della mia qualità preferita di eroina. Mi porto su di lei con il busto, assaporando il suo profumo. Le labbra sfiorano la sua spalla scoperta. Deve proprio dormire per non essersi ancora accorta di me. La mia mano si poggia delicatamente sulla sua schiena calda, carezzandola come se fosse fatta di cristallo. Ed eccola, sobbalza sul letto come se avessi premuto il tasto di avvio. Avviene tutto in un frammento di secondo, lei realizza la condizione, vedo la paura e lo sgomento dei suoi occhi chiari fulminarmi, però resta abbastanza fredda per fare uno scatto, verso la porta. Eh no, così non va. Scavalco al letto, bloccandola al muro. Una mano sulla sua mandibola le blocca in parte la bocca, le stringo involontariamente la guance pallide, come per evitarle parzialmente di parlare. E l’altra mano sulla sua vita. E’ immobile, raggelata sotto la mia presa, rigida come un manichino. Lei si dimena, come una lucertola in trappola, cercando di allontanarmi con le mani, ma quando realizza di non poter fare niente ecco che cerca l’estremo.
«AIUT…!» La mano che avevo sulla sua mandibola si sposta con violenza sulla sua bocca, spingendola indietro per evitare che emetta qualsiasi suono.
«Non urlare…» le sussurro avvicinando le labbra al suo orecchio.
«Non voglio farti niente, Irma. Volevo solo vederti»
Lei serra gli occhi sempre rigida, le sue mani appoggiate debolmente al muro, in un vano tentativo di liberarsi. Scuote la testa.
«ora… tolgo la mano…» sussurro… «ma non gridare… sai che mi urta il sistema nervoso… e poi sono tutti impegnati con il Black out, Mystica e Psike per accorgersi di te.» spiego tenendo il volume della voce abbastanza basso.
Lei fa un segno impercettibile col capo, ma sembra proprio che abbia annuito.
Allontano pian piano la mano, e lei sembra voler riprendere a respirare. Apre lentamente gli occhi.
«co-cosa fai qui? Cosa… cosa vuoi da me?» dice infine con un filo di voce.
Mi sfugge un ghignetto « non credo di potertelo dire» la mia strafottenza non mi abbandona mai.
«da te sai cosa voglio… dai abbiamo un po’ di tempo..» mormoro al suo orecchio mentre la mano che era sul suo fianco scende lungo la sua gamba, sollevandola appena la camicia, molto lentamente.
«Lasciami John!» sbotta cercando di dimenarsi. Ma è ancora troppo debole.
«perché?» le sussurro sfiorandole provocatorio il collo con le labbra, sentendola ancora estremamente rigida. «in fondo è quello che vuoi…»
«no» sussurra a denti stretti «è quello che volevo. Adesso non voglio avere più niente a che fare con te» dice con tutto l’odio che riesce ad emanare continuando a fare forza per liberarsi.
Mi sfugge una risata «Quanto sei stupida.» dico ridendo appena. Senza volermi minimamente allontanare da lei, assaporo il suo profumo sfiorandole i capelli col naso e le labbra.
«Basta! John!» le sfugge un gemito mentre la mia mano sale.
«smettila di ribellarti» le sussurro appena avvicinando le labbra alle sue, irresistibili per me.
Ma qualcosa accade, qualcuno bussa alla porta.
La mia mano torna bruscamente sulla bocca della ragazza che emette un gemito appena.
«Irma!!! Irma apri, è urgente, devo parlarti.» Una voce oltre la porta di legno.
Merda… Alex Marshal. La porta fortunatamente è chiusa a chiave. Irma è immobile, almeno così sembra. Troppo occupato a guardare la porta non tengo bene sotto controllo la ragazza, che non so come riesce a portare la mano alla chiave della porta.
Il rumore della serratura mi fa scattare. La guardo.
«che cazzo fai?» sbotto per poi spingerla via in teoria contro la porta che però si apre, e come voleva dimostrare la mia fortuna che non mi abbandona mai, la ragazzina finisce addosso a Marshal.
«porca puttana» fortunatamente io non sono davanti alla porta e sfrutto la sorpresa e l’attimo di sconquasso per andarmene dalla finestra.
«Porca Troia, questa è sfiga.»

Tale è la paura, lo spavento, l’angoscia che non sento nemmeno il dolore, pressata contro quel muro, ne quando vengo scaraventata letteralmente addosso ad Alex. Sento solo le sue mani che mi afferrando per le bracca e una volta voltata, il vuoto nella camera.
Mi volto appoggiando la fronte sulla spalla del povero Alex malcapitato.
«era Alledyice… Irma?» mi chiede Alex che mostra un’inaspettata comprensione.
Annuisco appena senza riuscire a trattenere un piano soffocato, mentre lui poggia la sua mano sulla mia testa, ragazza che conosce appena, e che si è trovato addosso piangente.
«immaginavo» mormora, sento la sua voce vibrare nel suo torace.
«è venuto prima da me.» solo in quel momento mi rendo conto di tremare. Alzo appena lo sguardo diretto verso Alex, perplesso.
«con altre due…» mormora poi serio «non so cosa volesse, ma quando ha spento tutto ed è fuggito ho pensato subito a te» dice. Solo in quel momento mi rendo conto che la luce è tornata.
«mi dispiace…» mormoro soffocata. Sto mettendo tutti nei guai.
«non è colpa tua» mi mormora con una dolcezza incredibile che non avevo ancora sentito nel suo tono, rivolta a me. «adesso è andato via, non pensarci»
appoggio di nuovo il viso, tra il suo collo e la sua spalla mordendomi il labbro inferiore a sangue, pur di non piangere.
«è tutto finito Irma… stai tranquilla… nessuno permetterà più che si avvicini a te…»
«l’hai trovata Marshal???» la voce di Logan irrompe in quella promessa e sento i suoi passi pesanti avvicinarsi.
Alex non risponde, forse perché la risposta è retorica. Non mi allontano da lui, bisognosa come sono della vicinanza di qualcuno… di calore umano.
«Irma.. Irma ti ha fatto qualcosa?» sento la mano di Wolverine sulla mia spalla.
Mi allontano appena scotendo la testa. Beh non mi ha fatto più o meno nulla.
«voglio andare da Erik e Dom… Logan» dico guardandolo appena.
Lui fa spallucce.
«Erik…» il mio sussurro rompe il silenzio.
«dimmi Irma..» Lui è steso sul suo letto, e beh… io sono vicino a lui, la testa appoggiata sulla sua spalla, la mano sul suo petto. Insomma abbracciata delicata in modo da stargli vicino, ma non dargli fastidio. La sua mano mi accarezza piano i capelli, mentre Dom nell’altro letto dorme come un ghiro, non sembra essersi accorto di nulla.
«mi canti una canzone?» gli domando appena, con la voce appena rauca.
«Una canzone?» alza appena il busto guardandomi perplesso.
Annuisco, guardandolo nel buio della notte, guardandolo quasi supplichevole.
«Ma sono stonato come una campana» dice grattandosi la nuca perplesso.
Scuoto la testa «No…» dico seria «ti prego…»
Lui sbuffa… «Ok…» dice rimettendosi giù
«ma non lamentarti se domani piove»
«mi piace la pioggia» faccio spallucce per poi mettermi accoccolata più comoda su di lui. Vicini, sento il suo calore proteggermi.
Alza lo sguardo verso al soffitto e sospira, fa per iniziare ma poi si blocca.
«Cosa vuoi che canti?» Dice tornando su di me con lo sguardo. Lo guardo storta.
«Qualsiasi cosa va bene» dico increspando appena le labbra.
«Almeno un aiutino?» adesso è lui il supplichevole…
«Uhm» sospiro «qualcosa di dolce…» come se fossi stata di tanto aiuto.
«mmmh» lui sembra pensare e poi di colpo fa «Trovato!»
mi metto comoda osservandolo nel suo bel viso mentre tossisce appena.
«Ho messo via un po' di rumore, dicono così si fa…nel comodino c'ho una mina, tonsille da
seimila watt….
Ho messo via i rimpiattini, dicono non ho l'età se si voltano un momento io ci rigioco perché a me va… »
Inizia a cantare finalmente, la voce lievemente strascicata dal sonno, ma a me piace comunque. E’ rilassante. E piacevole e non è vero che è stonato. Appoggio la testa sulla sua spalla… chiudendo gli occhi lasciandomi cullare dalla sua voce.
«Ho messo via un po' di illusioni, che prima o poi basta così, ne ho messe via due o tre cartoni e comunque so che sono lì …. Ho messo via un po' di consigli, dicono e' più facile, li ho messi via perché a sbagliare sono bravissimo da me …. Mi sto facendo un po' di posto e che mi aspetto chi lo sa, che posto vuoto ce n'e' stato ce n'e' ce ne sarà ho messo via un bel po' di cose ma non mi spiego mai il perché io non riesca a metter via te»
Riapro lentamente gli occhi e lui mi guarda.
«Grazie» gli sussurro gentilmente e lui mi sorride.
« e di che…?» mi abbraccia appena e io appoggio la testa sul suo torace, lui poggia le labbra sulla mia fronte.
«Adesso dormiamo.» mormora poi.
Annuisco appena per poi chiedere gli occhi, ma non riesco a rilassarmi neanche un po’…
Lo sguardo di John mi riaffiora con violenza alla mente ogni volta che abbasso la guardia.

Una brezza leggera mi accarezza il viso. Apro gli occhi, lentamente, ritrovandomi in un posto che non visitavo da parecchio tempo. Attorno a me un'infinita distesa di campi, che si perdono all'orizzonte. Sono in piedi, in mezzo alle spighe di grano, in mezzo al nulla. In lontananza si scorge una piccola casetta, in rovina, ai piedi di un monte imponente. Pare essere l'unica presenza umana qui. Non mi dispiace. Avevo bisogno di stare un po' da solo. Non mi domando neppure come diavolo abbia fatto ad arrivare fino a qua, senza alcun mezzo. Da quanto ne so è abbastanza lontano dallo Xavier's.
Mi sdraio, tra le spighe, incurante del mondo; sgomberando la testa dai pensieri, dalle preoccupazioni. Sopra di me, un cielo sereno, senza alcuna nuvola a minacciare questa tranquillità. Il vento continua a soffiare fra l'erba alta, producendo una dolce melodia. Le palpebre si fanno più pesanti, gli occhi iniziano a chiudersi, lentamente. Ho bisogno di riposo, ho bisogno di dormire un po'.. sì, ecco ciò che mi serve: un po' di pace...
Si sente un rumore, non troppo lontano. Mi alzo a sedere di scatto, teso come una molla. Eccolo di nuovo, questa volta alla mia destra. Sembra che qualcosa mi stia girando in tondo. Sento lo scalpiccio dei suoi passi, troppo pesanti per passare inosservati; sento il suo respiro affannato, come se avesse corso per un lungo tratto; sento le spighe scricchiolare al suo passaggio. Attendo in silenzio, cercando di cogliere ogni minimo particolare della sua presenza, per poterlo controllare anche se non sono ancora in grado di vederlo. Gli occhi che ruotano tutt'attorno, seguendo i passi di quell'animale. O almeno, quello che io spero essere solo un'animale. Ora mi alzo in piedi, alzandomi sulle punte, sperando di ottenere così una maggior visibilità. Una voce nella mia testa mi dice di correre, di scappare, qualsiasi cosa sia. Non ha senso rimanere lì ad attenderlo. Ma maledizione alla mia curiosità! Afferro da terra un ramo spezzato, troppo piccolo per poter ferire seriamente qualcuno, ma almeno mi da la forza e il coraggio di rimanere lì. Lo sento avvicinarsi, sempre più. Quanto saranno? 10 metri? 20? 5? Forse di più o forse di meno. Stringo più forte il bastone, deglutendo. Lo attendo con quel ramo in mano, il volto contratto in una strana smorfia.
<<Vieni fuori, bastardo..>> lo chiamo a bassa voce.
Scorgo qualcosa, con la coda dell'occhio, sfrecciare alla mia sinistra. Posso anche sentire lo spostamento d'aria provocato dal suo movimento fulmineo. Ora lo sento chiaramente, alle mie spalle. Una grossa ombra si staglia sopra di me. Mi volto. La bestia s'è messa in controluce, così da impedire di osservarla in volto; riesco solo a scorgerne i lineamenti. Sono bloccato dalla paura. Le mani attorno al bastone iniziano a tremare. Vedo alzare una zampa enorme; la porta sopra la testa, pronto a scagliare un colpo con quegli artigli possenti. Il colpo parte; parte nella mia direzione; parte contro il mio volto......
<<aaah!!!>>
Mi risveglio, sudato fradicio nel mio letto. Fuori sta piovendo; si odono chiaramente gocce di pioggia sbattere contro la finestra, e in lontananza si può udire il rumore di qualche tuono.
<<Solo un sogno..>> mormoro a malapena; ancora troppo spaventato per ciò che avevo appena visto nella mia mente. Mi metto a sedere, tirandomi su a fatica.
Allungo la mano verso il comodino, cercando l'interruttore della piccola luce posta accanto. L'accendo..
<<Qualche incubo d'infanzia, Marshall?>>
Scorgo una figura ai piedi del mio letto, che mi fa trasalire. Riconosco la voce, nonostante il viso sia celato dall'oscurità.
<<..Cosa ci fai qui, Allerdyce?>>
Un lampo improvviso ne illumina il volto, mostrandomi altre due figure all'interno della stanza. Una in piedi, accanto alla finestra, seminascosta dal pesante tendaggio. Si tratta di una ragazza, dagli occhi smeraldo. Tiene lo sguardo fisso su di me, come stesse studiandomi. In un angolo della camera c'è una terza persona. Questa volta si tratta di una donna. Completamente nuda, con la pelle del corpo di un colore insolito, su una vivace tonalità di blu; ciò che risalta più alla vista sono però i corti capelli arancioni e i profondi occhi gialli. Stanno tutti guardando nella mia direzione, come se fossi una specie di fenomeno da baraccone. Più che altro mi sento in trappola, nella mia stessa stanza. Non avrei mai dovuto richiederne una singola; adesso un compagno mi sarebbe risultato più che utile.
La ragazza dalla pelle blu, si avvicina, con un ghigno malefico stampato in faccia.
<<Cosa volete da me?!>> Mi spingo ancora di più verso la parete alle mie spalle; non oso scendere dal letto e tentare di scappare, tanto sarebbe tutto inutile.
I tre scoppiano in una risatina. Devo sembrare proprio patetico. Del resto svegliarsi in queste condizioni, non è il massimo.
<<Da come me l'avevi descritto John, mi aspettavo un giovanotto un po' più sveglio..>> è la donna a parlare. Ora s'è arrestata al fianco di Allerdyce, incrociando le braccia al petto.
Potrei scomparire! Potrei diventare invisibile e tentare di scappare in qualche modo. Sarebbe l'unica soluzione possibile..
<<Fossi in te non lo farei..>> sollevo lo sguardo. Era una voce femminile, ma molto diversa da quella autoritaria di Mystica; era più sensuale, più dolce. Lancio un'occhiata in direzione della ragazza accanto alla finestra. Non mi era parso di vederla aprire bocca, e non sembra neanche che gli altri due l'abbiano sentita.
<<Com..>> Non mi lascia finire la frase;
<<Ti sconsiglio di pensare a ulteriori tentativi di fuga Marshall..>> Ora ne sono certo! La voce è la sua chiaramente, ma non ha mosso le labbra. Dev'essere in grado d'interagire con la mia mente in chissà quale modo e quindi udire anche i miei pensieri.
Ora sono veramente fregato.
<<Sai.. mmh..>> Mystica riprende a parlare.
<<Alexander>> Le suggerisce John a bassa voce.
<<..Alexander – riprende il discorso, come se non vi fosse stata alcuna interruzione – Pyro m'aveva informato che eri.. come dire.. allarmato dal suo ritorno allo Xavier's. Non ti fidi forse del caro John?>> sorride beffarda.
<<E vedo che i miei timori erano fondati.. >> rispondo a tono. Ormai lo spavento iniziale stava passando.
I due si scambiano un'occhiata complice, per poi ammiccare in direzione della ragazza. Non avevo pensato al fatto che potessero parlare tra loro grazie al potere di Psiche.
<<Vedi..>> Riporto lo sguardo su Mystica. Quanto odio questa situazione! Sono ancora semisdraiato sul mio letto, impotente; e in più ora devo tenere sotto controllo pure i miei pensieri!
<<..il fatto è che non possiamo permetterci che tu allarmi anche gli altri studenti.. Non sarebbe carino da parte tua intralciare i nostri piani, non ti pare?>>
<<COSA volete da me??>> domando a denti stretti, iniziando a perdere la calma.
Mystica rivolge un'occhiata a John, il quale annuisce estraendo di tasca un piccolo oggetto metallico. Strabuzzo gli occhi, per mettere meglio a fuoco.. Ma certo! è il suo accendino..
<<Cerca di non complicare troppo le cose, o la faccenda si farà scottante..>> Allerdyce si avvicina, tenendo bene in mostra il piccolo oggetto.
Non ho idea di cosa vogliano farmi, o di dove vogliano portarmi; so solo che non posso rimanere con le mani in mano ad aspettare una qualche loro azione.
Decido di diventare invisibile, ma qualcosa mi trattiene. Mi volto verso la ragazza, che ora pare concentrarsi su qualcosa, su di me! Tento disperatamente con tutte le forze di scomparire. Il braccio pian piano diventa invisibile, ma non è sufficiente. Allerdyce s'avvicina sempre più minaccioso. Alle sue spalle Mystica rimane immobile a godersi la scena, sorridendo. Devo tenere sotto controllo troppe cose alla volta. è un carico troppo pesante per me.. Rinuncio a sparire; il braccio riappare di colpo e la ragazza alla finestra è costretta ad aggrapparsi alla tenda, a causa dello sforzo fisico. Cado a terra a mia volta, trascinando sul pavimento il pesante piumino che ricopriva il mio letto. John continua ad avanzare, ma poi si blocca, di colpo.
Devia dalla mia traiettoria, avanzando verso un aggeggio di considerevoli dimensioni che avevo costruito tempo prima, e che avevo abbandonato in un angolo della stanza. Non mi ricordo neanche più a cosa servisse; so solo che richiedeva troppa energia per funzionare.. Se si accendeva, avrebbe provocato un black-out totale..... Mi viene un'idea!
<<Stanne lontano Allaerdyce!>> grido più minacciosamente possibile al piromane.
Quello si volta con un ghigno in volto, avvistando l'interruttore che avrebbe azionato la macchina.
<<Sennò... che fai?>> provocatorio, avvicina un dito al pulsante..
Psiche, allarmata guarda nella mia direzione, cercando di capire se c'era qualche trucco. Mentre Pyro mi dà la spalle, volgo lo sguardo verso di lei, liberando i pensieri che a fatica avevo trattenuto. La ragazza sobbalza, venendo a conoscenza del mio piano, che avrebbe creato solo un piccolo diversivo..
<<John, no-...>> non fa in tempo ad avvisare il piromane, che quello preme il bottone..
Il macchinario si aziona per qualche istante, provocando diverse scintille, poi tutto cala nel'oscurità.....
Mi sembra che sia passato solo un giorno da quando mi sono trasferita qui. Il problema del tempo è che passa troppo velocemente. In conclusione, non so neanche come mi trovo in questa scuola, non ho il tempo di pensarci. Sono stata presa dalle lezioni e da questo mondo nuovo che ora so di conoscere pochissimo.
Mi mette seduta nel letto e mi stiracchio. La radiosveglia porta segnate le sei meno venti. Irma sta ancora dormendo. La mia compagna di stanza… Non posso dire che sia di buona compagnia, ma in effetti ha passato un brutto periodo, non pretendo nulla da lei. E’ strana, sempre triste, a volte vorrei dirle che può contare su di me per qualsiasi cosa, ma mi sembra così distante dai miei piccoli problemi insignificanti. Mi sono sempre sentita matura, ma in suo confronto sono una bambina. Anche mentre dorme ha un espressione turbata. Non posso neanche dire di capirla. Da quando ha perso il bambino è triste e parla solo se le si rivolge una domanda. Da quando quell’idiota del suo ragazzo è andato via di nuovo alla confraternita. Parlandone con Domenic e Alex mi hanno detto che non era la prima volt
a, che per questo tutti gli stavano addosso. In effetti neanche a me era sembrato un tipo di cui fidarsi, e lo conoscevo a stento. Ora il problema è proteggere Irma. Per quanto ne sappiamo quel John Allerdyce potrebbe tornare da un momento all’altro e fare quello che ha lasciato in sospeso.
Come se non bastasse c’è quell’idiota di un pennuto che sta sempre tra i piedi. Una volta di queste non so che gli faccio, è così difficile capire che ti vuole stare lontana? Non sei desiderato punto e basta, invece lui insiste tutti i giorni è stancante, noioso e rompiscatole.
Non so cosa le abbia fatto di preciso, ma è qualcosa di grave, molto grave. Per quanto conosca poco Irma ho capito che è estremamente gentile con tutti, se lo ignora deve aver fatto qualcosa d’imperdonabile. La prossima volta che lo vedo gli spenno tutte le ali. Piccione viaggiatore dei miei stivali.
Meglio che mi alzi e vada a ripetere storia, ho rimandato troppo e ora non mi ricordo niente.
Andai in biblioteca presi un paio di tomi, poi mi diressi in giardino. Mi sedetti sull’erba fresca e ancora bagnata di rugiada. Mi piace l’aria. La considero il mio vero elemento.
Apro il libro. Di solito amo leggere, ma è estremamente noioso tutto quel discorso sulla rivoluzione americana. Ormai la studio da quando ero alle elementari.
Sbuffo. Gli occhi sembrano vagare in cerca di qualsiasi cosa non siano pagine scritte e senza figure.
Vedo Scarlett. La saluto istintivamente. Non che mi sia simpatica è che da quando il piromane è andato via, in un modo o nell’altro, si è formato un gruppo molto più… come definirlo, appiccicoso? Gli elementi portanti sono Erik- un tizio biondo sulla sedia a rotelle, che tutti conoscono abbastanza bene. Io non l’ho visto fin tanto che non è uscito dalla clinica in cui era ricoverato- e quel Domenic Bale. Certo non si dovrebbe fare la piramide del potere in un gruppo di amici, ma io la vedo così.
Ripassando al disegnino della piramide del potere, subito Domenic e il veggente, ci sono l’uomo invisibile, e Faith.
All’ultimo gradino ci sono Adrian e Ramon. A dire il vero secondo me sono i più spassosi. Per quanto riguarda Ramon adoro i gatti, e Adrain a un certo non so che. Aiuta il suo potere mi sa. Be comunque non sono tanto ben visti.
E io? In realtà non so neanche se faccio parte del gruppo, ma se posso essere utile di certo non vado via. Non mi costa nulla aiutarli, e poi l’unione fa la forza, no?
Ecco. Ho passato un’altra mezzora leggendo questo stupido paragrafo di storia, ma pensando ad altro. Uffa.
*****
Sono stesa sul mio letto. La pallida luce lunare penetra dalle tapparelle, tengo gli occhi socchiusi cullandomi in una sorta di Dormiveglia.
Ho espressamente detto sia a Faith che a Scarlett di dire a chiunque possa cercarmi che non voglio essere disturbata.
Sono qui sola, proprio come voglio stare.
Senza alcun rumore, sola con i ricordi. Gli occhi si chiudono del tutto. ..
Vedo John, mi sta accarezzando la guancia lievemente, sento ancora il calore della sua mano sulla guancia. “Ti ho mentito “ sibila vuoto e quelle parole echeggiano fredde in me “ non era vero niente di quello che ho detto “ sento ancora l’amaro in bocca.
”co- cosa stai dicendo?” mormoro spaventata.
“Magneto mi mandò alla scuola con l’intento di ucciderti”
I miei occhi si spalancano fissando il vuoto. “mi prendi in giro…?” dico con una risata isterica.
Lui scuote la testa abbassandola. “sai… adesso che Magneto è morto può cambiare tutto… “
Sento le lacrime bagnarmi le guance “ mi hai mentito… John…” trattengo i singhiozzi.
Scuote la testa con più veemenza “ E smettila e fammi finire il discorso!” esclama, io sussulto, per poi immobilizzarmi col capo chino. Mi mordo il labbro inferiore, così forte da sentire il sapore del sangue in bocca. “ se non ti ho ucciso è perché provo qualcosa per te “
“ o perché sennò ti saresti trovato tutta la scuola contro..” mormoro vuota, senza alzare lo sguardo.
La sua mano mi alza il viso bagnato dalle lacrime, il suo sguardo serio mi trafigge come una lama.
“ andrò da Mystica… “ mormora serio “ ti farò la stessa domanda che ti feci tempo fa…” la sua mano si allontana dal mio viso “ vuoi seguirmi?”
Deglutisco. “ no “ rispondo poi “so cosa rischio rimanendo a scuola però è quello il mio posto.” Dico seria, con voce tramante cerco comunque di stentare sicurezza.
Lui inarca un sopraciglio “perché?” mi chiede poi.
Io scuoto la testa ridendo amaramente “John… sono incinta”
Adesso è la sua espressione a farsi vuota, leggo panico nei suoi occhi, lo stesso panico che è sempre nei miei. Indietreggia.
“ da quanto?” mi chiede amaro.
“quattro mesi” dico spiccia, debolmente.
Lui porta la mano sulla fronte. “ John… “ mi avvicino a lui “ ci sono solo due persone per cui lascerei tutto: tu, e…” mi poggio la mano sul grembo.
“ solo volendo noi due potremmo fuggire, lasciare tutto questo e creare…” trattengo il fiato “ una fami…” qualcosa mi blocca un dolore così veloce quando intenso sulla guancia.
La mano di Pyro si è appena scontrata con la mia guancia con così violenza e veemenza da non avermi dato nemmeno il tempo di realizzare.
“ Stupida!” sbotta acidamente “ quando lo capirai che la vita non è una favola eh???” mi urla addosso.
“ Andiamocene di qui a vivere per sempre felici e contenti “ ripete con ribrezzo, per poi alzare di nuovo la mano e far per ri-colpirmi di nuovo.
Chiudo gli occhi, serrandoli, preparandomi al dolore.
Il mio cuore batte a mille, ma lo schiaffo non arriva.
Riapro titubante gli occhi per poi spalancarli appena vedo cosa sta succedendo. In quel vicolo buio e umido di Manatthan, alla luce fioca dei lampioni, vedo John con la mano tesa per colpirmi, e Warren bloccarlo per il polso con uno sguardo gelido.
”Provaci soltanto” lo sprona.
John, troppo stupido o non so, stranamente non reagisce con violenza, ma con uno strattone libera la propria mano dalla presa dell’angelo.
” va bene “ ribatte con amarezza “ fate come volete “ Guarda Warren gelidamente per poi spostare lo sguardo su di me.
“ sappi semplicemente che per me può anche morire quella cosa che tieni” detto questo, fugge via.
Rimango immobile, pallida e spaventata, il cuore a mille mentre le sue ultime parole mi rimbombano nella testa. Non so quanto tempo sia trascorso in realtà, prima che Warren richiami la mia attenzione portandosi davanti a me. Noto solo in quel momento che il suo sguardo è rimasto freddo come prima, quando guardava John.
Mi spintona con violenza contro il muro “WARREN!” esclamo “ sei impazzito!?” la spalla è dolorante per l’urto, ma il dolore fisico non è niente in confronto al resto.
Lui non parla inizialmente “ mi spiace, devo farlo “ parole che gli sfuggono infine, parole che per un attimo non comprendo. Fino a che il suo pugno non colpisce in pieno il mio ventre.
”Irma!! Irma apri!!!” una voce e un pugno che sbatte contro la porta mi fanno sussultare. Riapro gli occhi. E’ la voce di Warren. Non si è ancora dato per vinto.
Certe cose sono impossibili da perdonare. Anche se John si è comportato in quel modo lui non aveva il diritto di uccidere mio figlio. Non rispondo.
“Lo so che sei lì, aprimi!” Sbotta, io rimango immobile e zitta. Solo le lacrime che rigano il mio volto si muovono.
Come poteva essere una giustificazione la sua? Ho fatto ciò che è giusto, non potevo far si che una creatura con i geni di quel mostro nascesse.
Come può pensare una cosa così egoista? Era anche Mio Figlio. Io l’ho tenuto in grembo per mesi, io l’ho amato. Io ho sopportato i dolori e le nausee. Era soprattutto Mio figlio, dato che John l’ha rifiutato in quel modo, ferendolo come ha ferito me, io e mio figlio potevamo farci forza a vicenda e invece adesso sono sola… E ci rimarrò per tutta la vita probabilmente.
Ora di Colazione, la sala è ancora mezza vuota. Non riesco a credere si essermi svegliata così presto. Sorseggio la mia camomilla silenziosa al tavolo. Mentre altri studenti mattinieri fanno colazione, che io sappia, dei miei compagni non c’è nessuno mattiniero, anzi.
“ Buongiorno Irma “ qualcuno si siede vicino a me.
“ciao Hikari” esclamo. “ come mai sveglia così presto?”
La ragazza fa spallucce. “ devo ripassare storia” miagola poi, piagnucolando.
“ehi” una voce ci interrompe. Rimango perplessa, guardando Ramon Vargas, sedersi vicino a noi, soprattutto da solo.
“ehi, Ramon, buongiorno” gli sorride Kari.
Io inarco un sopraciglio finendo di bere la camomilla “ come mai sveglio a quest’ora?” solita domanda, ma lui è più strano vederlo fare colazione dato che non viene mai a lezione.
“ non avevo più sonno” taglia corto afferrando poi dei biscotti.
Qualcosa non quadra, va beh. La situazione si sta affollando un po’.
“ io devo andare … a prendere una cosa in camera “ invento sul momento alzandomi.
“ ti accompagno” si alza si scatto Ramon. Lo guardo perplessa per poi dirigermi verso i dormitori, con lui al seguito come un Gatto Affamato.
“ mi spieghi che succede? “ dico acidamente una volta da soli.
Lui alza le spalle “nulla, perché?”
“ non ci siamo mai cagati io e te e ora salti fuori facendo tutto l’amicone” incrocio la braccia.
“potrai prendere per il culo chi vuoi…” continuo “ ma non me”
“ è che… “ si guarda intorno “ io e Adrian stiamo cercando di legare di più con i membri del nostro gruppo.”
Che bugiardo “ va beh, farò finta di Crederci” sbuffo.
“Ehi, Erik! Dom!” esclamo verso i due che intravedo in fondo al corridoio, non so cosa darei per vedere l’espressione di Ramon in questo momento.
Vediamo quanto è riuscito a legare con i due ragazzo più Difficili dello Xavier School.
<<Mi manca soltanto la testa pelata, poi potrei pure andarmene in giro a dare ordini>>
<<E smettila, deficiente!>>
Mi da una botta dietro la testa. Ridiamo insieme.
<<Non riesci proprio a fare a meno di fare il cretino?>>
<<No, è nella mia natura>> Sghignazzo, avanzando veloce per i corridoi dell’istituto.
<<Ragazzi!>> Qualcuno alle nostre spalle ci richiama.
<<Alex!>> Esclama Irma, al mio fianco, sorridendo.
Io mi limito a salutarlo sorridendo.
<<Avete visto Ramon? Venerdì, sabato e stamattina è stato assente alle lezioni e il professor Beaubier è incazzato come una belva assetata di sangue. Stamattina ha cominciato a gridare “Se Vargas non si fa interrogare in economia lo scaravento dal tetto dell’istituto!”>> Termina con un’ironica interpretazione del Professore Jean-Paul Beaubier, insegnante di economia da Settembre.
<<Dì a NorthStar di stare calmo>> Interviene Irma, con il suo solito tono apparentemente freddo; di sfida.
Mi passo una mano tra i capelli, portandoli all’indietro.
<<E a me da dove dovrebbe scaraventarmi?>> Rido
<<Che c’entra Erik? Tu sei giustificato!>> Sbotta Irma, quasi nervosa.
<<Da Settembre? E poi, scusa…sono su una sedia a rotelle, mica sono psicolabile?>>
<<E vabè, lo sai com’è sensibile a questo genere di cose>> Asserisce Alex, con aria di sfottò.
<<Alex tu non fare il razzista! Guarda che i gay sono persone come noi, anzi, sono molto più sensibili! Così come il professor Beaubier e come…>> Improvvisamente la mi amica si blocca, come se le fossero mancate le parole.
<<Irma?...Che c’è?>> Chiedo, perplesso, fissandola dal basso.
Alex la guarda come se aspettasse ancora la sua risposta. Irma è turbata. Turbata da qualcosa.
<<Niente… - risponde lei sorridente, scuotendo la testa - …per un istante ho pensato di conoscere davvero un’altra persona omosessuale>>
<<Beh, è probabile…ce ne sono tanti in giro. Tipo lui…>> Sorrido, indicando Alex.
<<Deficiente!>> Ricambia il sorriso
<<Eh, oggi vi siete abbonati con gli insulti!>> Borbotto, fingendomi offeso.
<<No, è… - Irma sembra ancora avvolta nei suoi pensieri, confusa - …ho pensato davvero di conoscerne uno. Ma conoscerlo bene intendo…averci parlato, vissuto...come dei flashback in cui manca qualcosa…>>
Le sue parole non mi colpiscono più di tanto. So che periodo ha passato. So che ha delirato per parecchio…potrebbero essere dei residui, questi.
<<Stai tranquilla Irma…va tutto bene>> Provo a tranquillizzarla.
<<Si, certo!>> Sbotta, facendomi sobbalzare <<Dicesti così anche cinque mesi fa, quando ero in ospedale…>>
Alex prova a prendere parola, ma richiude subito dopo la bocca.
<<Irma… - provo a prenderle una mano ma lei la tira indietro - …io voglio soltanto incoraggiarti! Non voglio che tu sia pessimista…>> Le spiego, con tutta la calma di questo mondo.
<<Io non sono pessimista Erik, non lo sono mai stata! Io sono realista!>>
<<Si, ma…>> Non mi fa neanche finire.
Comincia a camminare lasciandoci indietro, borbottando qualcosa.
<<Bisogna capirla…>> Alex continua a seguirla con lo sguardo, sospirante.
<<Già. Ci sono cose che non si possono dimenticare>>
*****
La sciarpa regalatami dai miei amici a Natale mi avvolge tutto il collo e parte del viso, arrivando fin sotto gli occhi. C’è un po’ di vento guastafeste ma il sole non manca.
Volto pagina, ritornando a scorrere con gli occhi i righi del libro che stringo tra le mani.
Un rumore di foglie sopra di me mi distrae ma non distolgo lo sguardo dal libro. Sorrido lievemente, nascosto dalla sciarpa. Un fiore rosa mi cade proprio sul libro.
<<Ma che pensiero carino!>> Esclamo, chiudendo il libro e schiacciando il fiore al suo interno.
<<Non era calcolata la caduta del fiore>> Soffia, continuando a muoversi rumorosamente tra i rami dell’albero.
<<E scommetto che non era calcolato nemmeno il rumore dei rami>> Dico in tono di sfida, con il mio sorrisetto stronzo dipinto sulle labbra.
<<…No…>> Quasi rassegnato cade davanti a me, a quattro zampe, sedendosi poi proprio come un gatto.
<<Non so come abbiano potuto scegliere te per sostituirmi nel gruppo>> Alzo gli occhi al cielo, sospirando.
<<Perché sono alla tua altezza, Deavers>> Sghignazza
<<Ah si? - mi fingo stupito - Allora perdonami, perché non me ne ero accorto!>> Sorrido nella maniera più falsa del mondo, tornando poi con gli occhi sul libro.
<<Che leggi?>> Chiede, curioso.
<<Sicuramente qualcosa che non interessa ai micetti giovani come te!>> Lo prendo in giro.
<<Guarda che ho soltanto un anno meno di te>>
<<Si, se intendi l’età>> Torno con lo sguardo su di lui, notando un paio di foglie incastrate tra i suoi capelli.
<<Perché? Tu cosa intendevi?>>
Mi guardo l’orologio che ho al polso
<<Sono le 5 e mezza, dovresti già essere agli allenamenti, Ramon! Avanti, non tardare!>> Lo incito, come una madre odiosa col proprio figlio.
<<Tranquillo, io non manco mai agli allenamenti>> Balza in piedi, liberandosi velocemente dalle foglie incastrate tra i capelli.
<<Agli allenamenti no, alle lezioni si…>> Borbotto. Lui probabilmente finge di non avermi sentito.
<<Mi hai sentito, Vargas?>> Sbotto, fissandolo negli occhi con tono di sfida.
<<Si, e ti consiglio di restarne fuori, Deavers>> Soffia nuovamente, proprio come un gatto arrabbiato; i suoi occhi diventano gialli e in un istante scappa via, correndo come un felino per il cortile della scuola.
<<Quel tipo non me la conta giusta>> Sbotta qualcuno poco lontano da me. Mi volto.
<<Neanche a me. E’ da un po’ che si comporta stranamente>> Sbuffo, riaprendo il libro alla pagina che avevo lasciato, ancora col fiore spiaccicato.
<<Beh, essendo amici di tipi come Roderbrecht, si finisce così>>
<<Chi? Il tedesco con la puzza sotto al naso?>>
<<Precisamente!>>
<<Uh! E la prossima volta allora chiamalo per nome, Dom>>
Ridiamo.
<<Comunque - torno serio, fissando in malo modo mio cugino - dovresti essere anche tu agli allenamenti, a quest’ora!>>
<<Davvero? - esclama come se stesse scendendo dalle nuvole - Non importa, ho più urgenza di parlarti>>
Sbuffo, richiudendo ancora una volta il libro <<Cosa c’è?>>
<<Riguarda Warren…>>
*****
<<Stasera non mangi, Hikari?>> Le chiedo sorridendo, portando alla bocca due patatine fritte.
Mi fa cenno di si con la testa, tornando poi a scrivere avidamente su un libro.
Adrian e Ramon sono seduti ad un tavolo poco lontano da noi e sembrano complottare qualcosa contro Dominic, che continuano a fissare ad intermittenza. Sposto lo sguardo su mio cugino, che continua a mangiare tranquillamente la sua bistecca.
<<Ehi, lupacchiotto? - lo richiamo sottovoce - Ci sono il gatto e la volpe che ti fissano da un’ora>>
<<Hmm? Da un’ora addirittura? E lasciali guardare…le cose belle sono fatte per questo>> Esclama senza distogliere l’attenzione dalla sua cena.
<<Da quando ti piace farti guardare?>> Domando perplesso, imboccando un'altra patatina.
<<Alex, ti ricordi i punti della forza spirituale?>> La voce di Hikari interrompe il silenzio della sala mensa, ripercorsa nei suoi echi soltanto dai rumori delle posate e dei piatti poggiati sui tavoli.
<<Non mi hai neanche fatto sedere, Hikari>> Sbotta il moro, poggiando il vassoio con la sua cena sul tavolo, accanto alla ragazzina.
<<Scusa, hai ragione. Mangia pure prima…>>
<<Irma! Irma!>> La voce di Warren si spande per l’aula magna in pochi secondi. Tutto sembra tornare nel più assoluto silenzio.
<<Avete visto Irma Twain?>> Domanda a tutti, prima di arrivare al nostro tavolo.
Il suo volto è sudato e le sue ali tremano come foglie al vento.
<<Warren, ma dove sei stato?>> E’ Alex a parlare, ma l’Angelo non sembra dargli tanta importanza.
<<Voi l’avete vista?>> Chiede ancora, affannato.
Dominic torna serio, mi guarda con un’espressione indecifrabile; Io non so cosa rispondere.
<<No, e anche se fosse non te lo diremmo>> Sbotta Hikari, coraggiosa e velenosa allo stesso tempo.
Quando ci vuole ci vuole.
<<Dove cazzo sta?>> Ci grida in faccia, ancora.
<<Calmati, Warren!>> Gli risponde a modo Dominic, alzandosi e fronteggiandolo.
<<Irma è in camera sua. Sta riposando e non vuole essere disturbata. Tantomeno da te, Warren>>
Faith arriva alle nostre spalle, rispondendo calma alla domanda nervosa dell’Angelo. Si accomoda tra Dominic e Alex con il suo vassoio, composta e bella come sempre.
<<Vado da lei…>>
L’Angelo prova ad andare via, ma giusto il tempo di voltarsi che si ritrova di fronte Ramon e Adrian.
<<Mi pare di aver capito che Irma non vuole essere disturbata>>
<<Calmati, vai a farti una bella volata e non tornare prima di domattina, pennuto>>
Warren non ribatte, si limita a seguire gli ordini di Adrian mentre Ramon si avvicina al nostro tavolo.
<<Potremmo capirci qualcosa anche noi di questa storia? Mi pareva che fosse passato tutto>> Esclama solare l’italo-argentino, facendosi posto accanto a me.
Io e Dominic ci interroghiamo mentalmente, guardandoci negli occhi; Nel frattempo si avvicina a noi anche il tedesco simpaticone.
<<Troppo esagerato, Adrian>> Sbotta Faith, cominciando a mangiare la sua insalatina.
<<Da quando lo chiami per nome a questo qua?>> Alexander, sempre in maniera molto schietta, pone il suo quesito.
<<Allora?>> Ramon insiste.
<<Meglio stare fuori da questa storia…e poi non mi pare che voi abbiate un legame chissà quanto forte con Irma>> Asserisco ragionevole.
<<Si, forse hai ragione…>>
<<E poi non ti conviene insistere… - sorrido - …a Dom non vanno molto a genio i gatti!>>
<<A Dom potresti non andargli più a genio neanche tu, Erik - ricambia il sorriso Ramon, con ipocrisia massima - Non ti conviene sottovalutare Adrian>>
<<Ma che cavolo ci fate qui allo Xavier se vi piace fare i mafiosi? C’è tanto lavoro per gente come voi in giro per Manahattan>> Sbotta Faith, alzando lo sguardo, minacciosa.
<<Facciamo una gara di unghie, Miss Revel?>> Ride divertito il mezzo gatto.
<<Dai, basta Ramon, non esagerare>> Borbotta Roderbrecht.
<<Adrian ha ragione. Scusate ragazzi…è che siamo nella stessa squadra; Irma sta a cuore a me quanto sta a cuore a voi>> Dice sincero, sospirando. Fa per alzarsi dal tavolo per andare via ma Hikari lo blocca.
<<Aspettate! - Esclama ai due, prima di voltarsi a guardarci - Siamo un gruppo: dobbiamo essere uniti, nel bene e nel male…>>
Ci guardiamo tutti negli occhi per interminabili secondi, finchè uno di noi comincia a parlare…
<<Conoscete tutti John Allerdyce…>>
Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Il silenzio è una cosa che si ascolta. Lo scopro per la prima volta.
È passata la mezzanotte ormai da un bel pezzo e io non riesco, o meglio, non voglio chiudere occhio perché ho paura, paura dei sogni, del potere dell’immaginazione, che non posso cercare di contrastare se mi addormento. Rimango immobile sotto le coperte con gli occhi aperti a guardare il soffitto circondata dalle tenebre, mentre stringo forte tra le mie braccia il pupazzetto che Dom mi aveva regalato e lascio che piccole lacrime silenziose scendano lungo il mio viso. È cominciato così tutto all’improvviso, mi sono svegliata nel bel mezzo della notte e ho cominciato a piangere, sentendo il petto lacerarsi dal dolore incontrastabile. Non mi era mai successo e non riesco a fermarmi. Mi sembra di essere controllata da una forza che agisce da sola, contro la mia volontà, proveniente dal profondo del mio corpo, che aumenta violentemente e mi preme sul petto, come volesse tentare di sventrarmi dall’interno. Mi sento impotente. Stringo più forte il pupazzo e mi rannicchio il più possibile, nascondendo il viso tra le ginocchia e piangendo sempre di più. Dio quanto fa male tutto questo. Non pensavo si potesse soffrire così tanto per amore. Mi sento sola, terribilmente sola; eppure, lui è ancora qui, ha soltanto perso la memoria, e un giorno potrebbe tornare a ricordare. Già potrebbe. Ma lui oramai non mi ama più, anzi forse mi considera una sconosciuta che continua ad assillarlo. Gli do fastidio, devo smetterla. Devo farmi da parte. Perché la vita ha preso una piega diversa da quello che mi ero sempre immaginata, e non è detto che nel suo futuro ci sarò io; magari incontrerà persone diverse, migliori di quello che posso essere io, e se ne innamorerà, per la prima volta, senza avere neanche un solo ricordo di noi.
Chiudo gli occhi e stringo i denti, perché tutto questo ha contribuito ad aumentare ancora una volta il dolore sul mio petto. Piango. Ed è un pianto di pura sofferenza. Quanto vorrei che adesso lui fosse qui accanto a me e si lasciasse stringere mentre io piango sul suo petto, e mi sussurrasse che è tutto passato, che non c’è più nulla per cui soffrire. Ma purtroppo non è così, la realtà è diversa e non la si può fuggire; anche se ci si rinchiude in se stessi, se si chiudono gli occhi e si tappano le orecchie, il tempo continua ad avanzare, non ti aspetta, non torna indietro solo perché tu lo vuoi. Va avanti. ….tic-tac-tic-tac…
Basta. Basta ti prego. Non resisto più. Se aumenti ancora di più la tua forza il mio petto non riuscirà più a resistere. Ti scongiuro fermati. Fammi respirare, così morirò. Sento il forte martellare del mio cuore sul petto mentre il mio viso è tutto bagnato dalle lacrime. Chiudo gli occhi.
Scendo le scale della villetta portando con me una valigia grandissima, mi è difficile muovermi, pesa quanto un elefante, eppure non mi sembra di averla sovraccaricata.
-Hai preso tutto?- chiede una voce maschile, ha un tono rassicurante e gentile, è la voce dell’unica persona a cui voglio davvero bene in questo mondo.
-Oui Oui, ne pas te préoccuper- rispondo, il mio francese non è quello che si dice perfetto, ho un accento troppo inglesizzato, non mi riuscirà mai imparare la pronuncia perfetta di tutte le parole, però mi piacciono le lingue. Poso a terra il bagaglio, sospirando quasi di sollievo. – E poi lo hai detto anche tu, se la scuola non dovesse piacermi, torno qui.- continuo tranquilla, ovviamente non c'entra nulla col discorso delle valige.
Non mi piace molto l’idea di trasferirmi. Mi fido di mio nonno, ma, anche se so che è sciocco, ho quasi paura di lasciarlo da solo. Mi mancherà, lo so.
-So a cosa stai pensando- le risponde lui. Detto da lui è un eufemismo dato che il suo potere è quello di leggere nei pensieri. – Ma non partire già sapendo che tornerai indietro … sembra che tu non voglia dargli neanche una chance -
Sbuffo, risalgo le scale velocemente, faccio finta di non averlo sentito. Ho dimenticato l’I-pod in camera mia.
-Qualcosa l’avevi dimenticata allora!- urla nonno.
*Maledetto potere* penso – E’ violazione della privacy! Potrei denunciarti sai?- grido in tutta risposta. Nella mia stanza,decisamente prevale il bianco come colore. Come la neve. Amo la neve.
Controllo un’ultima volta i cassetti per essere certa di aver preso tutto quello che potrebbe servirmi, prendo l’I-pod dal comodino accanto al letto e riscendo le scale, questa volta di corsa.
Mio nonno ha un sorriso sulle labbra, che non riesco a fare a meno di ricambiare nonostante tutto.
-E sentiamo cosa diresti alla polizia? Mio nonno li legge nei pensieri la mia privacy è violata!- mi scimmiotta.
Lo guardo cupa. In effetti sarebbe stato ridicola come situazione. –Non era arrivato il taxi?- dico tanto per cambiare discorso, non mi piace dargliela vinta.
Il viaggio è quasi volato, lo Xavier Istitute non è troppo lontano da casa, e la cosa per un
certo verso i tranquillizza, posso raggiungere la villa in meno di mezz’ora se ne sentissi il bisogno. Arrivati ai cancelli della scuola, resto di stucco, è enorme, e ha un’aria autoritaria, ma che incute serenità, o qualcosa di molto simile, quasi ha un effetto calmante. Prendo la valigia dal bagagliaio, mio nonno paga il taxista.
Mi fa strada, sa perfettamente dove andare. Poco prima di arrivare alle porte dell’edificio, noto un monumento in memoria di Charles Francis Xavier, non avevo capito che l’amico di nonno fosse deceduto, non so se esserne sorpresa o sconvolta, mi aspettavo di rivedere due anziani che ricordavano bei momenti, invece non sarebbe accaduto. Mi fermo per qualche secondo ad ammirare la statua, rappresenta un uomo calvo, di una certa età, non so dire se sia somigliante o meno al vero Charles Xavier, ma è ben fatta, dal punto di vista artistico quasi mi piace.
-Vieni Emilie, ci siamo quasi.-
Risollevo la valigia e raggiungo mio nonno, che intanto è arrivato all’uscio della scuola.
La porta del palazzo, mi sembra stranamente oscura.
*Lasciate ogni speranza o voi che entrate* penso sarcastica.
Nonno per tutta risposta mi guarda storto.
-Scherzavo…-
-Ti troverai bene…- risponde sicuro di se. Bussa alla porta.
Ad aprirci è una donna. Non ho idea di quanti anni possa avere, ma è senza dubbio bellissima.
-Salve- dice sorridente.-Oh! Daniel! Da quanto tempo!- la donna sembra piacevolmente sorpresa. Non so perché ma conosce mio nonno. Mi da stranamente fastidio, sono diventata iper protettiva nei suoi confronti.
-Ororo mia cara- risponde cordiale, con altrettanta enfasi.-Come va?- il tono della sua voce è cambiato, sembra preoccupato, per qualcosa che mi è sconosciuto.
-Entrate, non voglio certo lasciarvi sulla porta! Possiamo parlare in ufficio-
Per tutta risposta mio nonno entra in quella che sarà la mia nuova “maison”.
Ororo (che nome assurdo), mi dice di poggiare la valigia nell’atrio. E’ tutto enorme qui. C’è un tappeto enorme, ai piedi di una scala enorme che conduce sicuramente a un corridoio enorme.
Mi guardo intorno, non badando a quello che si dicono la donna e il nonno, sono troppo attratta dai vari tipi di dipinti appesi alle pareti.
Senza rendermene conto siamo entrati in una stanza. Non sono stata attenta sul percorso per cui non saprei come tornare all’atrio.
I due si siedono, faccio lo stesso.
- Uno studente è rimasto in coma per un po’, ma si è risvegliato pochi giorni fa- dice la voce triste di Ororo.
-E tu in quanto direttrice ne senti quasi la responsabilità- conclude il nonno. Sono sicura che non ha letto nei pensieri di Ororo, l’unica privacy che non rispetta è la mia.
La direttrice, non risponde a parole, ma la sua espressione parla chiaro.
-Domenic Bale ha perso la memoria, non ricorda praticamente nulla, e …- non termina la frase.
Mio nonno la guarda con un espressione colma di affetto, questa volta le ha letto nella sua mente. –Mi spiace. Non avrei dovuto introdurre l’argomento.-
-Se il professore fosse stato vivo non sarebbe successo-
-Può essere, ma non lo sapremo mai.- taglia corto mio nonno. Non ama commiserare le persone, né mentire.
Ororo mi rivolge uno sguardo, bene si è ricordata che esisto.
-Scusami, non mi sono neanche presentata, sono Ororo Munroe, ma puoi chiamarmi Tempesta se preferisci.- mi sorride.
Dio quanto sono infantile mio odio.
-Sono Emilie, ma suppongo che mio nonno le abbia parlato di me.- rispondo.
-Infatti, si. Mi ha detto che ti fai chiamare Crio-
-Dato che il mio potere è la criocinesi …- aggiungo.
-Se vuoi puoi fare un giro della scuola- mi dice gentilmente. –Troverai sicuramente qualcuno disposto a farti da guida-
Annuisco e mi alzo dalla mia poltroncina.
Dovrei dirle qualcosa? “E’ stato un piacere conoscerla”? Risulterei falsa?
-Grazie- dico semplicemente. Che poi che c’entra un “grazie”?
Apro la porta, che richiudo alle mie spalle.
Ecco come previsto non ho la più pallida idea di dove andare. Mi rigiro verso la porta. Sono certa che mi perderò. Faccio qualche passo all’indietro.
-Ahi!- sento dolere qualcuno. Un ragazzo?
-Scusa, scusa, scusa.- gli sto pestando un piede. Bene, benissimo. Ottimo inizio. Mi scanzo subito.
Mi scruta per un attimo.
-Chi sei?- mi chiede.
-Emilie Dunst, nuovo acquisto dello Xavier Istitute-
Mi mette stranamente a mio agio, questo ragazzo, gli sorrido senza rendermene conto.
-Ah! Piacere, io sono Bobby Drake, detto Ice Man-
*Detto Ice man* ripeto a me stessa. Avrà un potere simile al mio?
-Ti spiacerebbe farmi fare un giro turitico?- chiedo. Un momento, dov’è finita la mia timidezza?
-Certo…-
Mio nonno è andato via. Ha detto che non appena ci saranno problemi o avrò voglia di tornare a casa, oppure semplicemente mi andrà di vederlo, arriverà di corsa. Anche se ci dividono pochi chilometri mi mancherà, lo so.
Ororo mi ha assegnato una stanza già occupata per metà, da Kitty Pride, che Bobby mi ha presentato prima. Non sembra male, ma non la conosco per niente quindi giudicherò poi...
Ti guardo e nonostante tutto tu fai l’indifferente. Stai iniziando a scocciarmi e non te ne rendi neanche conto, tu che eri la prima a temerlo. Ti guardo da lontano come un po’ di giorni a questa parte. Sei così diversa. Sempre zitta, con il capo chino e lo sguardo triste ma nonostante questo tutte le volte che ti si chiede cosa ci sia che non va rispondi sempre allo stesso modo: “niente”.
Ma lo vede anche un cieco che qualcosa c’è.
”ehi..guarda dove vai idiota” sbotto quando qualcuno mi passa accanto urtandomi la spalla, lo guardo male e un tizio.
”oh stai calmino… scusa” sbotta un tizio dall’aspetto mediterraneo… italiano forse o spagnolo… non ci ho mai capito un cazzo.
Mi volto completamente verso di lui fulminandolo con lo sguardo “stai calmo tu” gli sussurro minaccioso in viso. Questo tizio inarca un sopraciglio con un ghignetto divertito sul volto, ma non un divertito provocatorio. Gli ebeti sono tutti alla Xavier School.
Poi se ne va. Mi irrigidisco come reazione istantanea. Poi mi rivolto nella direzione di Irma, che non c’è più.
”non ti sei ancora arreso John?” mi dice la familiare voce dell’uomo ghiaccio. Mi volto verso di lui.
”dovresti conoscermi” dico con un sorrisetto iniziando a camminare
”ti conosco abbastanza per capire che ogni parola che hai detto da quanto sei tornato è stata falsa” dice affiancandomi, camminiamo insieme lungo il corridoio, camminata che però a quelle parole si interrompe perché mi blocco guardandolo perplesso. Come fa ad avere dannatamente ragione?
”non è vero che sei tornato perché hai capito il tuo errore e qual’è la parte giusta con cui schierarsi” mi dice severo e serio, quasi freddo come il suo amato ghiaccio.
”ma che dici?” esclamo fingendo una risatina
”ti conosco abbastanza da dire che non ammetteresti mai un tuo errore e questo mi basta a farmi capire quanto menti” mi dice.
”te l’ho detto, sono cambiato” dico sorridendogli ma nel frattempo non so come trattengo l’istinto di prendere a pugni quella sua faccia da deficiente. Detto questo mi volto e mi allontano camminando in modo che l’impulso non prevalga sulla ragione.
Mi dirigo in camera e quando ho chiuso la porta alle mia spalle finalmente posso liberarmi.
stringo forte i pugni fino a sbiancare le nocche e infine scarico un destro contro il muro.
Non passa molto che qualcuno accorre bussando agitato.
Anzi… neanche bussa. Una ragazzina cinese entra guardandomi spaventata.
”Oh mio dio è successo qualcosa? Ho sentito un colpo”
non so se sia più cretina lei, il suo modo di vestire o il suo modo di parlare.
La guardo perplesso vari attimi “te lo sei immaginato” ribatto poi con un sopraciglio inarcato
”no no sono sicura di averlo sentito… stai bene?” mi domanda imperterrita avvicinandosi a me-
”si” dico buttando lo sguardo su una parete sospirando.
”stai tranquilla Miss Jackie Chan, va tutto bene” dico mettendole le mani sulle spalle e spingendola fuori dalla stanza per poi richiuderle la porta in faccia.
Ripeto: Gli ebeti sono tutti alla Xavier School.
“Monaghan se n’è andato?” dico spalancando gli occhi a quella notizia. Siamo in cortile seduti sul bordo della fontana.
”si” mi risponde atona Irma
”………….”
”Buhahahahahahahahahahaha!” scoppio a ridere senza ritegno piegandomi in due sulla sedia
”John!” esclama Irma gridando, alzandosi in piedi “non capisci un cazzo!!! Sbotta e poii fa per andarsene.
Parole semplici e concise ma che , comunque sia, stranamente lasciano un segno.
Scatto in piedi a mia volta bloccandola per il polso.
”dai stavo scherzando.” Esclamo.
”Sam era un ragazzo d’oro!” mi urla in faccia.
”aveva un ottimo potenziale e un carattere magnifico, era forse troppo insicuro… io volevo aiutarlo ad essere meno fragile. Ma è scappato, senza neanche salutare. Senza dire niente e tu non puoi ridere così’ come un imbecille” strattona il braccio in modo che mi sfugga dalla presa il suo polso.
”si lo so” sospiro “scherzavo”
Bugiardo. Monaghan era un debole, un pivello, una mammoletta troppo idiota per capire il dono che ha e troppo codardo, da scappare davanti ai problemi.
Lei abbassa lo sguardo e rimane in silenzio. “si può sapere che hai ultimamente?” le domando
”e non dire niente, anche un cieco capirebbe che non è vero.”
Lei tiene lo sguardo basso, scrolla solo le spalle.
”che cazzo Irma, non posso stare con una che mi tiene il muso 24 ore su 24 senza neanche sapere perché” sbotto esasperato.
Lei a questo punto alza lo sguardo spalancando gli occhi lucidi-
”Stiamo insieme?” domanda con un filo di voce.
Mi guardo intorno spiazzato “si” rispondo perplesso.
”hai sempre detto….”
”Non importa quello che ho detto!” la interrompo. “sono cambiato” mormoro poi prendendole la mano e con l’altra accarezzarle la guancia.
”John…” mormora lei rimanendo con le labbra socchiude. Ci siamo. “ io sono….”
“allerdyce!!!” qualcuno urla verso di noi. Socchiudo gli occhi un istante, un po’ per la scocca dato che non avevo sentito nessuno arrivare.
Un po’ per trattenermi dato che finalmente stavo per cavare qualcosa dalla bocca di Irma.
Indietreggio allontanandomi da lei e guardando in cagnesco tre tizi tra cui Bale, Marshall e la cinesina pazza.
”che volete?” sbuffo.
Bale mi indica minaccioso, inarco un sopraciglio “ ti abbiamo scoperto!”
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L'umanità teme da sempre quello che non riesce a capire...
-Magneto-
"Mutanti: fin dalla scoperta della loro esistenza sono stati guardati con pura ostilità. Con odio perfino. In tutto il pianeta infuria il dibattito: i mutanti sono l'anello successivo della catena evolutiva o semplicemente una nuova specie umana che lotta per il suo posto al sole? Comunque sia è un fatto storico; Vivere in pace non è mai stata una caratteristica dell'umanità..."
-Charles Xavier-
Viviamo in tempi oscuri in un mondo pieno di paura,rabbia, odio e intolleranza. Ma in ogni tempo ci sono coloro che lottano contro tutto questo. Charles Xavier era nato in un mondo diviso, un mondo che ha tentato di risanare, una missione che non ha mai visto compiersi. Sembra essere il destino
dei grandi uomini quello di non vedere mai il raggiungimento dei loro obbiettivi.
Charles era più di un capo, più di un maestro, era un amico.
Quando abbiamo avuto paura ci ha dato la forza e quando eravamo soli ci ha dato una famiglia e anche se ora che se n’è andato gli insegnamenti di Xavier
vivono attraverso di noi, i suoi allievi.
Dovunque andremo dobbiamo portare avanti il suo ideale e il suo ideale era un mondo unito
-Ororo Monroe-
X-men e uomini sembrano aver raggiunto una convivenza civile, un mutante
rappresenta gli altri presso il parlamento degli stati uniti. La scoperta di
una cura per il gene mutante, capace di eliminare i superpoteri di chi ne
faccia uso, mette però in crisi la tregua tra umani e mutanti. Magneto
organizza un esercito per distruggere i laboratori dove è mantenuta la cura e
Jean Grey, ritornata dalla morte, si allea a lui incoscientemente. La ragazza
infatti viene impossessata da una specie di doppia personalità che Xavier
aveva messo a tacere durante l’adolescenza della ragazza e che adesso sembra
esser tornata: la fenice Nera. Jean compie stragi, provocando persino la morte
del carissimo Professor Charles Xavier e di Scott Summers (Ciclope). Gli X men
subiscono gravi perdite ma non si arrendono. A capo del nuovo gruppo ci sono
Wolverine e Tempesta che riescono a fermare nuovamente Magneto che perde i
suoi superpoteri dopo che Bestia gli inietta la cura mentre lottano. Nel
contempo Logan è costretto ad uccidere Jean per il bene dell’umanità,
seppure a malincuore…
Tutto sembra filare per il verso giusto fin quando non comincia a girare una
strana voce:
“Magneto ha riacquistato i suoi superpoteri!”
Tra gli X-Men...sta nascendo una nuova era!
Dopo esser venuti a conoscenza che "la Cura" contro il gene mutante in realtà non è permanente, gli X-Men decidono di allenare dei grupppi di ragazzi della loro scuola per un'eventuale battaglia. Si formano i "Satiri" di Emma Frost, gli "EXiles", gli "X-force", gli "eXtreme" ed altre squadre di giovani studenti dai 17 anni in su, capitanate dai vari X-Men. In tutto questo Erik e suo cugino Dominic sembrano trovare l'amore, l'uno in Ophelia e l'altro in Faith, entrambe molto carine. Irma invece ha una vita sentimentale difficile, indecisa cronica tra Warren (Angelo) e John(Pyro). Questi suoi rapporti "illegali" con il pirocineta, spalla destra di Magneto, metteranno molte volte la scuola in pericolo.
Nel frattempo Magneto, radunata nuovamente la Confraternita, sposta la sua base in un bunker segreto lontano da occhi indiscreti e organizza un nuovo piano di controllo mondiale, questa volta puntando a provocare molti più danni dello scontro precedente.
Nello Xavier Institute cominciano a spargersi strane voci: Erik Deavers e Irma Twain insieme! Tutto nato da un malinteso, un bacio che Erik dà all'amica semplicemente per ripicca nei confronti dell'Angelo, da sempre innamorato della ragazzina ma visto abbracciato in voco con Ophelia. Ciò provoca confusione e subbuglio tra i ragazzi, tanto che Irma, piena di rancora e ancora in stretti legami telefonici con John Allerdyce (Pyro), lo vende alla Confraternita, che, per la sua chiaroveggenza, lo considera un pericolo. Erik viene rapito e rinchiuso in una cella del Bunker insieme a Warren. Entrambi vengono torturati, per estorcere informazioni, ma niente da fare. Alla scuola per giustificare l'assenza di Erik, Changer, un componente della Confraternita, prende le sembianze di Warren e scrive un bigliettino fasullo da parte, indirizzato a Dominic. Il licantropo, conoscendo bene il cugino, non se la beve e con l'aiuto di Alexander riesce a smascherare il nemico intruso.
Nasce una sorta di guerra, di fuga inutile dell'umanità dalla furia omicida di Magneto, arrabbiato col mondo intero più che mai. Il capo criminale della confraternta, infatti, si serve di un vecchio pozzo petrolifero in Alaska per far cadere il mondo in uno stato di caos totale, provocando terremoti, e da questi eruzioni vulcaniche.
Gli X-Men, grazie al pentimento di Irma, riescono ancora una volta a sventare il piano diabolico di Magneto, sebbene troppo tardi.
Nella battaglia finale Erik viene colpito allo stomaco ed entra in coma mentre Dominic perde la memoria per un brusco colpo alla testa. Inoltre, le perdite sono innumerevoli, sia dalla parte degli X-Men (come la giovane Ophelia) che dalla Confraternita, per non contare l'enorme quantità di città distrutte e civili uccisi.
Magneto riesce a fuggire con l'aiuto di Pyro ma lo costringe a farsi riaccettare allo Xavier's Institute con l'unico scopo di uccidere Irma, responsabile del suo fallimento. John inizialmente accetta, e appena parte per l'istituto, Magneto viene stordito e portato in una cella di isolamento da Mystica. La mutante diviene nuovo capo della confraternita e annuncia pubblicamente la morte di Magneto.
A scuola nel frattempo le cose sembrano riaggiustarsi col tempo: Erik rinviene dal coma dopo 8 mesi, si organizza un concorso per eleggere la nuova squadra degli X-Men ed Irma finalmente può continuare liberamente il suo rapporto con John. Tra Sam e Dominic sembra voler nascere del tenero ma quella del piccolo è solo un'illusione. Faith, non sapendo più come fare, decide di aiutare a tutti i costi Dominic a ricordare il suo passato e Alex vuole aiutarla. Samuel, visto l'amore non ricambiato di Dominic, decide di andare via dall'istituto, sebbene molte persone siano contrarie, come Louis ed Irma, suoi più grandi amici. La pirocineta però, ben presto smette di pensare agli altri, a Samuel, Erik, John e le sue nuove conoscenze della scuola, come Scarlett, e si concentra un pò più su se stessa, avendo incredibilmente scoperto di essere incinta.
Erik, ancora in ospedale con le gambe paralizzate, riceve la visita di tutti i suoi amici, la maggior parte dei quali non gli portano grandi notizie, come ad esempio Dominic, che gli svela della sua perdita di memoria e Alexander, che avverte un pericolo in avvicinamento. Inoltre la visita del padre e la morte della madre lo turbano parecchio.
Un'improvvisa visita da parte di tutti gli X-Men, inoltre, gli fa capire che la Confraternita, avendo scoperto che è ancora vivo, vuole ucciderlo.
Continua...
1) Iscrivetevi a Splinder con il nick del vostro personaggio (es: Wolverine, Logan_Wolverine, Wolverine90...insomma, il nick deve indicare il nome del personaggio con il quale vi siete iscritti!). Quando inviate la richiesta d'iscrizione, il vostro account splinder deve essere già attivo.
2) E' necessario postare in modo frequente! Se per 2 mesi massimo non vi farete vivi verrete eliminati di sana pianta senza avvisi ne niente.
- Si possono interpretare più personaggi, basta attendere almeno un mese di distacco dall'iscrizione del personaggio principale.
3) Leggete i post degli altri personaggi per sapere ciò che succede e poter interagire con loro con la massima coerenza. In caso di incoerenze tra post i master prenderanno provvedimenti. Se la cosa si ripeterà più volte, il personaggio dell'utente che non legge e non si tiene aggiornato sugli avvenimenti, verrà cancellato e il suo pg tornerà libero. Non sono ammesse eccezioni.
4) Potete iscrivervi sia come un personaggio della Marvel (tipo
Magneto, Tempesta, Wolverine...ecc)oppure con uno inventato da voi.
5) Per dimostrare che avete letto le regole, durante l'iscrizione rispondete alla domanda ""cosa piace a
Irma?"" La risposta è ""Il cioccolato"!" Non c'entra niente col blog ma è per capire se avete letto le regole! XP
6) Se per un periodo non potrete postare per vari problemi siete pregati di avvisare per evitare che il vostro personaggio venga cancellato.
7) In chat è d'obbligo tenere un'atteggiamento corretto, vietate scene di dubbio
gusto (ricordiamo che sono per lo più minorenni a giocare), cercare d'evitare
il linguaggio sms (ke, cmq, nn..), e nella chat assumerete del tutto il vostro
personaggio e per dire cose off game se sono strettamente necessarie le dite tra
parentesi.
8) Le narrazioni dei post devono essere scritte in un Italiano corretto sia dal punto di vista sintattico che grammaticale. Preferibilmente gli eventi dovrebbero essere narrati in prima persona e al tempo presente. Se scrivete un post al presente, non scrivete quello successivo al passato, o peggio ancora non cambiare tempo verbale da una frase all'altra dello stesso post, grazie
9) Piaciute le regole? Da bravi leggetele sempre perchè potrebbero esserci delle sorprese (non è vero XD) e potreste scoprire casualmente che Irma è una bestiolina!
Cordiali saluti da Erik, Dominic e Irma XD
Devo per forza iscrivermi a Splinder?
Ovvio... sennò come fai a postare?
Posso interpretare un personaggio della saga?
Si... ma dovete essere attinenti al suo essere
Posso uccidere un'altro pg?
Solo se quel pg vi ha dato il permesso
Al forum devo iscrivermi per forza con il nome del mio pg?
Non necessariamente
Se voglio cambiare la descrizione o l'immagine del mio personaggio?
Basta mandarmi una mail
Quanti poteri può avere il mio personaggio?
Inizialmente uno, poi man mano che il gdb andrà avanti il pg svilupperà sempre più il suo potere principale e se vorrà potrà svilupparne anche un secondo che naturalmente dovrà avere anche un minimo di collegamento col primo (i poteri potete inventarli anche da soli!)
Per iscrivervi non dovete far altro che mandarmi una mail
o a Erik Deavers
o a Irma Twain
o a Domenic Bale
o creare una discussione nel forum inserendo questi dati:
- Nome
- Età
- Indirizzo e-mail
- Nome personaggio
- Scheda del personaggio(ne parliamo meglio nella prossima sezione)
- Username con il quale vi siete registrati su Splinder
- Un'immagine del vostro personaggio di 50x100 pixel (va bene anche se non è della misura giusta, penserò io a metterla a posto)
-Rispondete alla domanda "Cosa piace ad Irma?"
Sia se il
personaggio è inventato da voi, sia se volete interpretare un personaggio della
Marvel è necessario che compiliate una determinata scheda, ovvero la seguente:
-Nome:
-Cognome:
-Soprannome:
-Nato il:
-A:
-Descrizione fisica:
-Descrizione caratteriale:
-Potere:
-Descrizione potere:
-Una breve backgroung(storia)
Ecco fatto questo sono i requisiti essenziali da includere nella scheda del personaggio. Se poi avete da dire ancora qualcosa, beh...meglio!
Inoltre, se avete scelto di interpretare un personaggio della Marvel già esistente dovete mandarmi
sia la scheda del personaggio sia una pagina di diario decente per far si che capisca la competenza in campo della persona.
Scusate ma è tutto molto essenziale.
Per ogni bisogno di aiuto potete sempre contattarci all'e-mail.
Grazie e buon divertimento!